Dall’informazione regimentata sui media tradizionali siamo passati alla completa libertà d’espressione in Rete che ora spaventa le istituzioni per la sua capacità d’influenzare il popolino: polemiche, possibili sviluppi e antidoti culturali all’informazione e alla politica come fake.
La polemica Antitrust-Grillo divampa sul Web fra chi vede l’esigenza di moderare l’affermarsi di fake in quanto oramai capaci di smuovere ampi settori dell’opinione pubblica e chi vuole difendere la libertà assoluta in Rete.
Che dire? In realtà il fake come disinformazione assomiglia un po’ al cyber-bullismo: entrambi prendono forza sulla base dell’ignoranza diffusa, mancanza di valori comuni consolidati e incapacità di attivare dei percorsi intelligenti di analisi e riflessione.
Certo se il corpo civile sta evolvendo in un blocco disumano d’ignoranza assoluta incapace di ragionare allora il pericolo esiste eccome ma non c’entra niente la tecnologia: in passato è successo che sventolando la bandiera dell’ignoranza e diffondendo valori disumani si sia riusciti a far diffondere una certa idea che tutti i problemi del mondo fossero colpa di zingari ed ebrei e che andavano bruciati per trasformarli in saponette eppure Internet ancora non esisteva (anche se i mezzi d’informazione contavano eccome anche allora).
Bisognerebbe dunque capire perché i !fake possano riuscire ad attecchire così come il cyber-bullismo a diffondersi sempre più cercando però le vere ragioni non nell’assenza di un’ennesima regoletta burocratica ma nell’assenza di intervento culturale lì dove servirebbe: nelle scuole!
E’ nelle scuole che bisogna continuare ed anzi rafforzare l’opera di educazione (anche storica), di trasmissione di valori come la solidarietà ma anche metodi di approccio alle informazioni e ai problemi per cui venga naturale attivare la propria individuale (e poi collettiva) capacità d’analisi tutte le volte che siamo suggestionati o incuriositi da una news.
Fa piacere che l’AntiTrust si preoccupi della nostra salute mentale, Grillo della nostra libertà e magari Facebook del cyberbullismo ma siamo noi che fin da piccini dobbiamo essere educati a riflettere su quello che ci viene propinato sia come informazione che come tesi di interpretazione dell’esistente.
E’ per questo che continuo a credere – in un’ottica di sempre più necessaria Media Education – nel kit di verifica dell’informazione Social CHI dice COSA e spero davvero sia adottato da qualche scuola per insegnare ai propri ragazzi la necessità di riflettere su ciò che si è appreso dalla Rete sulla base delle proprie conoscenze e dei propri valori e non viceversa maturare dis-valori e dis-conoscenze sulla base di fake e suggestioni da 4 soldi…
