La coscienza di Internet

tanto tanto hardware in un data center internet

Come prendere coscienza di sé ed in particolare di come siamo tracciati e monitorati online: ecco l’evidente obiettivo di Share Lab.

WHERE INDIE DATA PUNK, MEETS MEDIA THEORY POP TO INVESTIGATE DIGITAL RIGHTS BLUES: ecco il bel payoff di questo gruppo di esperti e scienziati serbi che investigano sulle intersezioni fra tecnologia (digitale) e società con evidente riguardo alle questioni delle privacy e dei diritti digitali più in generale. Beh se avete difficoltà con l’inglese tanto da non aver saputo decifrare il precente payoff allora inutile proseguire la lettura di https://labs.rs/en/ che è tutto inglese e tutto contenuto da decifrare (le verità, fortunatamente, non sono mai assolute ma bensì tutte rivoluzionarie…). Si potrebbe quasi chiamare la Coscienza di Internet questo sito web con approfonidmenti documentativi molto ben fatti su come funziona Internet in relazione alla nostra privacy con indubbia capacità di spiegarci quale percorso segue un pacchetto di dati sulla Rete e quanti e quali procedure di monitoraggio ed analisi incontra. Certo il punto di vista è “serbo” quindi non solo il punto di partenza di analisi fisico-geografico è la Serbia ma lo è anche come capacità di analisi politica: sicuramente obiettiva ma anche sguardo ferito di chi dagli amerikani e dall’Occidente tutto (Italia compresa) ha dolorosi ricordi di guerra.

Testi in inglese, molto ben fatti anche se impegnativi e per questo preceduti opportunamente da una previsione di massima di quanto tempo occorre per leggerli (viva l’usabilità!) – … minute read – composti tipo-graficamente in maniera elegante con foto ed immagini in bianco e nero (gli argomenti sono pesanti, tematiche in chiaro-scuro che non necessitano di occasioni di distrazione…) ma che purtroppo quando rappresentano grafi informativi non sono semplicissimi da leggere-utilizzare e neanche accessibili (argh!).

Gli argomenti, come si suol dire, aprono un mondo (dovrebbero essere materie obbligatorie per chi studia a scuola) e spaziano su svariate questioni ma perlopiù sulla privacy, sul marketing tramite trackers e sulla !sentiment analysis: dalle procedure di permesso che si abilitano quando installiamo un’app sullo smartphone, al tracking online per finalità di marketing, ai confini e alle proprietà di Internet – che poi possedere vuol dire sempre più non solo possedere materialmente i centri dati ma anche gli strumenti di conoscenza (algortimi) per analizzarli proficuamente.

Storie di dati, affascinanti, che odorano di atmosfere di spionaggio e controspionaggio e non a caso possiamo trovarci un’inquietante ricostruzione dell’hacking team italiano (!?!), storie scomode che intaccano totem sacri come Facebook ma che sono utili a prendere coscienza di sé in ambito digitale.

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Enrico Bisenzi (UX Inclusive Designer)

Approdato felicemente all’Accademia di Belle Arti di Roma dopo aver insegnato in accademie pubbliche e private (Carrara, Bologna, Pisa, Firenze), come libera professione ha supportato numerose agenzie digitali in ambito SEO (Search Engine Optimization) e usabilità del digitale. Fra i primi in Italia ad occuparsi di inclusive design teorizzando l’esigenza di uno strumento di helpdesk per l’accessibilità per conto di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Ricerca Innovativa), ancor prima che diventasse obbligo della normativa AGID (Agenzia per l’Italia Digitale). Autore del libro INCLUSIVE DESIGN per i tipi dell'Apogeo è alla continua ricerca di soluzioni di inclusive design: in tempi recenti ha convinto Google a modificare l'interfaccia di Google Trends a favore delle persone daltoniche sottoponendo il concept idea C:O:L:O:R:S. prototipato con un sistema di intelligenza artificiale. Il continuo confronto con i suoi studenti sulle modalità espressive inclusive lo ha portato a realizzare l'inedita INCLUSIVE ARTS GALLERY in continua evoluzione. Innamorato della Natura in tutte le sue forme cerca di coinvolgere le giovani generazioni nel riconoscere la biodiversità in ambito urbano attraverso gli Urban Nature Tours anche attraverso gli strumenti della comunicazione digitale che cerca di interpretare in maniera 'inclusiva'. Tutto i post realizzati sono rilasciati sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-SA Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo Stesso Modo.

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