Apparire, rappresentare ed essere nell’oggi (digitale).
La sensazione di essere e l’efficacia del comunicare sembrano oramai dipendere dal poter connettersi alla Rete (quindi Internet) indipendentemente poi che siano il Web, la posta elettronica o i social network a dettare il ritmo del battito delle nostre attività: come è tutto da discutere e tutto in piena evoluzione.
Tutto sembra un gioco e spesso, infatti, si scivola nel terreno insidioso e raffinato della !gamification ma soprattutto sono proprio i videogame ad essere attualmente lo strumento più potente per comunicare.
Non solo i film o le serie-tv ma oramai ancor più i videogiochi sono considerati lo strumento di promozione territoriale più efficace possibile con tutte le sue opportunità comunicative utilizzabili in mille modi e quindi anche per valorizzare un museo o un prodotto eno-gastronomico locale, senza tralasciare opportunità tecnologiche come la !realtà aumentata o filoni come l’horror che tanto sono apprezzati fra i più giovani. Che dire poi della pratica sempre più diffusa dei gruppi musicali di esibirsi non più nelle piazze fisiche ma in quelle virtuali… e “quale piazza più grande ci può essere se non quella dei videogiochi” (?) – devono aver pensato gli Offspring tenendo un concerto dentro World of Tanks – popolare videogioco online di tipo bellico (come tanti dei videogiochi che vanno per la maggiore).
Non ci sono quindi regole per la comunicazione e il marketing ed anzi è proprio quando si riesce a rompere le regole che riusciamo a conquistare attenzione e nuovi territori di relazioni da esplorare: quanti più manuali, tutorial e how-to leggerete sulla comunicazione digitale e il digital marketing e quanto più sarà necessario inventarsi nuovi linguaggi, codici ed occasioni per proporsi all’altr@ in Rete e magari sfuggendo alla condizione di !filter bubble in cui spesso ci rinchiudono, soprattutto i social, ed allargando così a piacimento il nostro panorama di target (personas) da intercettare.
Tutto questo non è però essere ed anzi la comunicazione digitale va anche saputa addomesticare per non subirla: ce lo ricorda e ce lo spiega molto bene Internet mon amour di Agnese Trocchi con un punto di vista originale e prezioso che vede nelle nostre capacità di auto-determinazione l’unica possibilità di utilizzare la comunicazione digitale senza, viceversa, diventarne vittime o, forse peggio, merce di scambio.
Paranoie da hacker? Mica tanto se si considerano alcuni scandali emergenti legati alle raffinate potenzialità del !digital marketing quale la possibilità messa a disposizione da Facebook a chiunque (governi autoritari compresi) di risalire precisamente a profili classificabili come gay grazie alla profilazione algoritmica e alle possibilità di scelta del target per una ipotetica campagna promozionale.

Un pensiero su “Internet mon amour ?”