Trovo decisamente istruttiva la storia della copertina di un disco più sciatta del mondo – che pure è stato un grande successo di critica e pubblico – tanto da indurre a dare vita ad un !brat generator che è stato utilizzato da migliaia di utenti sui social per emulare lo stile di un “font abusatissimo (l’Arial Narrow), talmente sgranato da sembrare un errore di stampa”.

Peraltro l’artista che ha realizzato la copertina non è alle prime armi – il costumista e designer statunitense Brent David Freaney – e l’intento comunicativo è rispettato a pieno: “è stata realizzata in questo modo per spiazzare il pubblico… con una tonalità di verde offensiva e disturbante, che potesse innescare l’idea che qualcosa non andasse” (parole della cantante Charli XCX autrice del disco).
Morale della storia?
Essere ‘bellini’ non sempre è la strategia vincente… essere efficacemente comunicativi e in sintonia con il mood e l’identità dell’opera e/o dell’artista che dobbiamo rappresentare è semplicemente essenziale.
