Volevo essere un… inclusive artist!

L’artista Lucio Corsi ci offre una poetica reinterpretazione della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) in stile sottotitolazione creativa.

Si può definire artista chi è capace di trasgredire e reinventare le regole della comunicazione riuscendo a emozionare quante più persone possibile e, allora, anche nel campo delle #InclusiveArts, Lucio Corsi lo è sicuramente. In vista dell’Eurovision Song Contest 2025 di stasera, per rendere maggiormente comprensibile (anche a chi non comprende bene la lingua italiana) la sua canzone Volevo essere un duro si è inventato una sorta di re-interpretazione della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) realizzando un video che, grazie alla collaborazione di Edoardo “Nettare” Garibbo (e Giulio Melani per le original character illustrations), risulta essere una sorta di graphic novel corredata del testo della canzone tradotta in inglese, spagnolo, tedesco, portoghese e francese.

un frame del video sottotitolato in tedesco da lucio corsi della sua canzone volevo essere il duro ci mostra l'artista con un occhio nero immerso in una sorta di fumetto per bambini con sullo sfondo una città circondata da una campagna fiorita ed in evidenza un tronco di albero

I puristi dell’accessibilità e dell’#InclusiveDesign contesteranno il corsivo del testo che risulta non facilissimo da leggere ma, a mio modo di vedere, proprio il suo essere corsivo insieme allo scorrimento molto lento del testo e lo stile “da bambini” delle illustrazioni che si ricollega alla poetica della canzone lo rende non solo accessibile ma anche molto gradevole da vedere e ascoltare. Ciliegina sulla torta lo stile a mo’ di sottotitolazione creativa del testo tradotto, che non è posto sotto il video (distogliendo l’attenzione dello spettatore), ma accompagna, come un’onda emotiva, i caratteri principali delle illustrazioni che scorrono in orizzontale.

Chapeau!

(termine in francese che significa cappello e che veniva utilizzato nel passato dai vecchiucci come me per complimentarsi alludendo al vetusto gesto di togliersi il cappello e inchinarsi leggermente verso il proprio interlocutore in senso di saluto, stima e rispetto…)

Published by:

Avatar di Sconosciuto

Enrico Bisenzi (UX Inclusive Designer)

Approdato felicemente all’Accademia di Belle Arti di Roma dopo aver insegnato in accademie pubbliche e private (Carrara, Bologna, Pisa, Firenze), come libera professione ha supportato numerose agenzie digitali in ambito SEO (Search Engine Optimization) e usabilità del digitale. Fra i primi in Italia ad occuparsi di inclusive design teorizzando l’esigenza di uno strumento di helpdesk per l’accessibilità per conto di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Ricerca Innovativa), ancor prima che diventasse obbligo della normativa AGID (Agenzia per l’Italia Digitale). Autore del libro INCLUSIVE DESIGN per i tipi dell'Apogeo è alla continua ricerca di soluzioni di inclusive design: in tempi recenti ha convinto Google a modificare l'interfaccia di Google Trends a favore delle persone daltoniche sottoponendo il concept idea C:O:L:O:R:S. prototipato con un sistema di intelligenza artificiale. Il continuo confronto con i suoi studenti sulle modalità espressive inclusive lo ha portato a realizzare l'inedita INCLUSIVE ARTS GALLERY in continua evoluzione. Innamorato della Natura in tutte le sue forme cerca di coinvolgere le giovani generazioni nel riconoscere la biodiversità in ambito urbano attraverso gli Urban Nature Tours anche attraverso gli strumenti della comunicazione digitale che cerca di interpretare in maniera 'inclusiva'. Tutto i post realizzati sono rilasciati sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-SA Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo Stesso Modo.

Categorie accessibilità,Comunicazione Digitale,designTag , , , Lascia un commento

Lascia un commento