La geniale costruzione del logotipo dell’Amazzonia

Un nome di un territorio si porta dietro tanti valori identitari che non è sempre facile rappresentare: in Brasile si sono inventati un procedimento innovativo che si ispira direttamente al territorio.

Grazie a alla segnalazione di un mio studente ho scoperto su greenME un articolo sul nuovo logo dell’Amazzonia che spiega molto bene come “le forme del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti diventano un alfabeto visivo che unisce branding, natura e sviluppo sostenibile”.

Il progetto definito come un living brand utilizza le forme del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti per creare la parola Amazzonia: le loro “geometrie naturali – curve, biforcazioni, intrecci continui – sono state estratte forme che ricordano lettere”.

La parola Amazzonia è circondata da illustrazioni coloratissime che rappresentano la ricchissima natura e il carattere allegro del popolo che visita questo territorio

Il 10% delle specie viventi sulla Terra vive in Amazzonia, vero e proprio polmone verde e indispensabile regolatore climatico e fornitore di ossigeno per il nostro pianeta, eppure il 65% dei brasiliani non la conoscano e non la visitano, e infatti questo progetto nasce prevalentemente con intenti di promozione turistica; ma è evidente come la genesi del logotipo sia stato ispirato dall’amore e dall’osservazione attenta di questo territorio. Questa immensa foresta pluviale è più grande dell’India, ospita ben 390 miliardi di alberi con oltre settemila chilometri di fiumi che attraversano popoli e culture molto diverse tra loro; eppure, con grande creatività e impegno, sono riusciti a sintetizzarla e rappresentarla attraverso un igaratipo ovvero una font ispirata a un fiume (igarapé, un termine di origine indigena Tupi indica i corsi d’acqua stretti e navigabili della foresta amazzonica). Un’iniziativa che dovrebbe essere d’ispirazione a tutte/i noi per osservare, rispettare e raccontare il territorio che ci circonda.

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Enrico Bisenzi (UX Inclusive Designer)

Approdato felicemente all’Accademia di Belle Arti di Roma dopo aver insegnato in accademie pubbliche e private (Carrara, Bologna, Pisa, Firenze), come libera professione ha supportato numerose agenzie digitali in ambito SEO (Search Engine Optimization) e usabilità del digitale. Fra i primi in Italia ad occuparsi di inclusive design teorizzando l’esigenza di uno strumento di helpdesk per l’accessibilità per conto di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Ricerca Innovativa), ancor prima che diventasse obbligo della normativa AGID (Agenzia per l’Italia Digitale). Autore del libro INCLUSIVE DESIGN per i tipi dell'Apogeo è alla continua ricerca di soluzioni di inclusive design: in tempi recenti ha convinto Google a modificare l'interfaccia di Google Trends a favore delle persone daltoniche sottoponendo il concept idea C:O:L:O:R:S. prototipato con un sistema di intelligenza artificiale. Il continuo confronto con i suoi studenti sulle modalità espressive inclusive lo ha portato a realizzare l'inedita INCLUSIVE ARTS GALLERY in continua evoluzione. Innamorato della Natura in tutte le sue forme cerca di coinvolgere le giovani generazioni nel riconoscere la biodiversità in ambito urbano attraverso gli Urban Nature Tours anche attraverso gli strumenti della comunicazione digitale che cerca di interpretare in maniera 'inclusiva'. Tutto i post realizzati sono rilasciati sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-SA Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo Stesso Modo.

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