Dove sta l’innovazione se il messaggio è quello di continuare a preservare le caste sociali?
Una recente ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha evidenziato come le app di intelligenza artificiale Chat-GPT e Sora (entrambe di Open AI) rafforzano i tipici modelli di divario sociale indiani nati nel 1° millennio a.C. (avanti Cristo) che prevedono una rigida suddivisione in ruoli dove sacerdoti, guerrieri, mercanti e servitori stanno ognuno al proprio posto svolgendo i rispettivi ruoli e poi ci sono gli intoccabili, i paria, l’ultimo gradino della scala sociale, dediti alle incombenze sociali più sgradevoli e, come dice il nome, inavvicinabili.
Altro che !Scala mobile, una visione piramidale della società che si è tramandata, in parte, culturalmente fino ad oggi e che la tecnologia digitale sembra rafforzare fornendo risposte testuali e immagini che confermano BIAS (risultati distorti dovuti a pregiudizi umani) tossici socialmente e vecchi di millenni?!?
Vicenda emblematica che ci invita a riflettere su cosa può essere considerato innovazione: qualsiasi cosa che percepiamo come novità ma che in realtà tramanda modelli socialmente discriminanti di antica data oppure solo ciò che evidenzia un miglioramento che coinvolge tutta la società e tutta l’umanità indipendentemente della tecnologia utilizzata?

Umani sempre, supportati dalle macchine quando serve
Ecco come le soluzioni algoritmiche rischiano di banalizzare le nostre capacità comunicative ma anche le nostre possibilità di apprendimento cognitivo ed evoluzione culturale.
Mentre le traduzioni AI inondano Wikipedia di informazioni false ecco sul Post, altra grande testata online che ci offre quotidianamente preziosissime informazioni e indispensabili stimoli di riflessione, altre preziose riflessioni in tema e di seguito sintetizzate.
I due articoli:
- la prospettiva di un mondo in cui non si studiano più le lingue straniere
- con la traduzione istantanea ci perderemmo delle cose importanti
ci ricordano e fanno capire come le soluzioni algoritmiche che ci aiutano a comunicare con persone che parlano una lingua diversa dalla nostra in realtà non sono utili a risolvere tutti gli aspetti di comunicazione interpersonale tra umani ma bensì mortificano le nostre capacità di apprendimento e la nostra stessa attitudine di mettersi in gioco e in relazione con “l’altro”.
Ecco di seguito alcune citazioni di illustri linguisti, poeti e filosofi che dovrebbero farci capire e ammettere che sistemi di traduzione automatica, airpods e scorciatoie algoritmiche varie possono renderci la vita decisamente più comoda ma anche tremendamente più triste.
“Linguisti come Wilhelm von Humboldt prima e Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf … teorizzarono che la lingua non è un mezzo di trasmissione del pensiero, ma un modo di interpretare la realtà stessa. Imparare una nuova lingua equivale, sotto molti aspetti, ad apprendere un modo nuovo di vedere il mondo e di pensare.”
“Gabriel Nicholas, ricercatore del Center for Democracy and Technology, una ong (organizzazione non goverantiva) statunitense che promuove i valori democratici e i diritti dell’individuo nello sviluppo delle tecnologie, ha detto all’Atlantic che una parte del problema dei programmi di intelligenza artificiale applicati alle lingue… funzionano come se il modo giusto fosse effettivamente uno soltanto… Nei corsi di insegnamento delle lingue con persone madrelingua capita invece che, alla domanda degli studenti su come dire una certa frase in un’altra lingua, il più delle volte l’insegnante risponda di cambiare prospettiva e girare diversamente la frase, a seconda dei casi.”
“Spiegando all’Atlantic l’importanza delle componenti interculturali dell’apprendimento delle lingue, Paula Krebs, direttrice esecutiva della Modern Language Association, associazione che riunisce studiosi ed esperti statunitensi in lingue e letterature moderne, ha citato un episodio della serie fantascientifica degli anni Novanta Star Trek: The Next Generation, intitolato Darmok. Nell’episodio l’equipaggio a bordo dell’Enterprise non riesce a decifrare con chiarezza una comunicazione proveniente da un’astronave in orbita su un pianeta chiamato El-Adrel IV, abitato dai Tamariani. Sembra un invito, ma la struttura sconosciuta della lingua non permette di capirlo. Attraverso una specie di traduttore universale l’equipaggio riesce a comprendere la sintassi e la semantica di base della lingua dei Tamariani, ma non il significato profondo delle loro espressioni. Man mano che l’episodio prosegue diventa chiaro che la lingua dei Tamariani ruota attorno ad allegorie radicate nella loro storia e nelle loro pratiche uniche, traducibili ma incomprensibili senza una condivisione di quegli aspetti non formali della lingua.”
“In una nota del suo diario postumo Il mio cuore messo a nudo il poeta francese Charles Baudelaire scriveva che il mondo va avanti soltanto grazie al malinteso: «perché se per disgrazia ci si capisse, non ci si metterebbe mai d’accordo». È un’iperbole, ma aiuta a spiegare un approccio condiviso in diversi studi sul linguaggio secondo cui il rischio costante dell’incomprensione e lo sforzo per ridurlo, condiviso tra i parlanti, sono la premessa fondamentale di ogni interazione linguistica e scambio culturale. In un certo senso, ogni volta che due o più persone conversano – a maggior ragione se non parlano la stessa lingua – scommettono sulla loro capacità di esprimersi e dell’altro di comprendere: stabiliscono un patto di fiducia implicito e non mediato.”
“L’abuso della nuova funzione degli AirPods potrebbe «esacerbare questa indifferenza», secondo la giornalista newyorkese Madison Darbyshire, perché ridurrebbe il rischio di commettere errori individuali e renderebbe superflua l’attenzione al contesto e ai segnali non verbali (gesti, tono, distanze, espressioni facciali).”
“Anche secondo Benjamin, tradurre non significa soltanto trasferire significato, ma «prestare attenzione alle differenze – di cultura, tempo, pensiero, espressione – che sfuggono a un perfetto allineamento». E non richiede soltanto di applicare regole conosciute, ma di familiarizzare con una certa frustrazione e limitare lentamente l’incertezza e l’ambiguità attraverso esperienza, intuizione e creatività, compiendo scelte valutate e soppesate. che «coinvolge le persone in un progetto condiviso di creazione di significato».”
“Il giornalista americano Matteo Wong, che ha provato la nuova funzione degli AirPods in un quartiere di Brooklyn a maggioranza ispanica, ha scritto che quando li usava appariva rigido e impacciato, nella migliore delle ipotesi, o «terribilmente maleducato», nella peggiore. Tentare di risolvere il caos e il disordine del mondo fisico – gesti, colloquialismi, espressioni facciali e altro – attraverso una traduzione simultanea automatica e un paio di auricolari Bluetooth, ha scritto, «non sta aprendo la comunicazione umana, ma piuttosto la sta appiattendo».”

